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Queste parole furono scritte sulla tomba di un vescovo anglicano nella cripta dell’Abbazia di Westminster: “Quando ero giovane e libero e la mia fantasia non aveva limiti, sognavo di cambiare il mondo. Diventando più vecchio e più saggio, scoprii che il mondo non sarebbe cambiato, per cui limitai un po’ lo sguardo e decisi di cambiare soltanto il mio paese. Ma anche questo sembrava irremovibile. Arrivando al crepuscolo della mia vita, in un ultimo tentativo disperato, mi proposi di cambiare soltanto la mia famiglia, le persone più vicine a me ma, ahimè, non vollero saperne. E ora, mentre giaccio sul letto di morte, all’improvviso ho capito: se solo avessi cambiato prima me stesso, con l’esempio avrei poi cambiato la mia famiglia. Con la loro ispirazione e il loro incoraggiamento, sarei stato in grado di migliorare il mio paese e, chissà, avrei potuto cambiare il mondo”. (Tratto da "Brodo caldo per l’anima di J. Canfield, M. V. Hansen)

Alcune persone  non riescono a fare a meno dei cambiamenti, altre ne sono terrorizzate. Le prime potrebbero essere animate da un’inquietudine interna e dalla convinzione che cambiando riescano a trovare pace in se stesse. Le seconde forse, hanno bisogno di stare in un ambiente stabile e conosciuto e l’idea che questo possa cambiare le destabilizza e le fa stare male. Vivono difendendo  una condizione protetta e facilmente controllabile, con precise aspettative nei suoi confronti e immaginano un futuro ben definito. Nel corso degli anni è inevitabile che ciò che le circonda cambi e che loro stesse cambino, anche se spesso non ne sono ben consapevoli. Pensiamo ad esempio all’alternarsi del giorno e della notte, quello delle stagioni, ai frutti della natura, prima acerbi e poi maturi, ai capelli che crescono, alle prime rughe, ai nostri modi di pensare, di rapportarci agli altri, alle nostre esigenze da bambini e a quelle da adulti.

Il cambiamento è quindi un processo assolutamente naturale inevitabile del ciclo di vita delle creature. Perché allora c’è chi ne è terrorizzato? La paura del cambiamento è essenzialmente la paura di uscire dal proprio ambiente “protetto”, ignorando che vivere il nuovo accresce l’autostima, allarga gli orizzonti della mente e testa la propria efficacia. Un ambiente protetto, se immutato, a lungo andare rischia di diventare una prigione; c’è chi, per non cambiarlo, preferisce reprimere i propri sentimenti e le proprie esigenze, non volendo rendersi conto che l’affrontare una situazione nuova è un’ulteriore possibilità di migliorarsi, mettersi in gioco, evolvere, dare ascolto ai propri bisogni e desideri.

Ciò che più spaventa spesso è la paura di lasciare il vecchio, il passato, più che di scoprire e costruire il futuro. Esperienza che potrebbe essere alquanto stuzzicante e stimolante per la propria crescita e autostima. Chi ha un’autostima bassa, si nasconde dietro la scusa di non farcela a cambiare, chi invece ha un’alta autostima investe sui cambiamenti per testare le proprie capacità. Certo, cambiare non è facile, soprattutto dopo anni che si è fatto sempre uso dei soliti schemi comportamentali. Cambiare significa anche prendere delle decisioni importanti, a volte dolorose che equivalgono quasi a subire un lutto. E’ inevitabile provare dolore, ma è altrettanto possibile riuscire a risollevarsi ancora più forti di prima.