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Il coraggio di essere se stessi

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se stessi

“Un giorno un uomo, attraversando la foresta, trovò un aquilotto, lo portò a casa e lo mise nel pollaio dove imparò presto a beccare il mangime delle galline e a comportarsi come loro. Un giorno un naturalista, che si trovò a passare di là, chiese come mai un’aquila, la regina degli uccelli, si fosse ridotta nel pollaio a vivere con le galline. “Perché l’ho nutrita con mangime di gallina e le ho insegnato a essere una gallina, e non ha mai imparato a volare”, replicò il proprietario, e aggiunse: “Si comporta come una gallina e dunque non è più un’aquila”. Il naturalista, tuttavia, insistette: “Possiede ancora il cuore di un’aquila e può certamente imparare a volare”. Dopo averne parlato a lungo, i due si trovarono d’accordo nel voler scoprire se ciò fosse possibile…” (James Aggrey).

La storia continua raccontando che il naturalista prese con delicatezza l’aquila fra le braccia e le disse: “Tu appartieni al cielo, non alla terra. Spiega le ali e vola”. L’aquila però si sentiva confusa. Non sapeva bene chi fosse e, vedendo le galline che beccavano il mangime, saltò giù e si unì a loro. Per niente scoraggiato, il naturalista tornò il giorno dopo a riprendere l’aquila, la portò sul tetto della casa e la incitò di nuovo dicendo “Tu sei un’aquila. Apri le ali e vola”. L’aquila si guardò intorno, guardò giù verso il pollaio, guardò in su verso il cielo, ma non volò ancora. Allora il naturalista la sollevò verso il sole e l’aquila cominciò a tremare e piano piano aprì le ali. Infine, con un grido trionfante di eccitazione e di paura insieme, spiccò il volo verso il cielo.

Ho rinvenuto tra le mie letture questa leggenda che subito mi ha suggerito quanto è importante essere quello che si è, non rinunciare alle proprie qualità o talenti, conoscere le proprie risorse umane, svilupparle per ottenere la fiducia in se stessi. L’autostima nasce e cresce in chi si ferma a guardare con passione e stupore la propria vita. Non importa dove si è cresciuti e con chi, ciò che conta è incontrare alcuni maestri di vita che, come il naturalista della leggenda, ci aiutino a essere quello che siamo. Il rischio di tutti è quello di adeguarsi all’ambiente in cui si cresce e alle persone con le quali si vive, come l’aquila tra le galline.

A volte capita che le nostre paure, le nostre insicurezze e i modelli di perfezione continuamente riproposti ci portino a fissare lo sguardo su quello che non abbiamo o non siamo. Così, iniziamo una ricerca tanto affannosa quanto inutile nel mondo “esterno”: volersi migliorare in questo modo si rivela addirittura controproducente, perché ci allontana sempre di più da noi stessi. Non solo, questo atteggiamento ci porta a chiedere agli altri continue conferme e riconoscimenti, che però non bastano mai.

Meglio avere il coraggio di aprire le porte anche ai nostri lati “in ombra”, perché è proprio lì che risiedono tutte le nostre potenzialità e, quindi, la nostra autostima. In questo modo scopriremo che nella nostra imperfezione siamo esseri unici, ricchi di sfaccettature, ma soprattutto portiamo in serbo tutte le potenzialità per essere come una splendida pianta in grado di vivere in armonia con le altre. Non aspettiamo che siano gli altri a capirci, diventiamo noi stessi i protagonisti della nostra vita e gli artefici del nostro destino, coscienti che dobbiamo essere fieri di tutte le nostre sfaccettature. In fondo, gli ideali (che sono perfetti per definizione e quindi finti) non esistono: smettiamo quindi di seguirli.