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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Ela Bhatt

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ela

Ela Bhatt, è nata nella città di Surat il 7 settembre 1933, nello Stato indiano del Gujarat, famoso per aver dato i natali anche al Mahatma Gandhi. E’ vedova da anni e, secondo le usanze indiane, avrebbe dovuto bruciare viva nella pira funebre del marito. Non solo rifiutò di bruciare, ma volle come donna occuparsi di politica, impensabile fino allora. 

Questa donna, fonda il primo sindacato femminile delle lavoratrici autonome dell’India, in un Paese dove il 93% dei lavoratori è imprenditore di se stesso e cioè si alza ogni mattina per vendere poca frutta, cucire vestiti, portare il tè negli uffici, pulire le case, lavare i panni per gli altri, cucinare cibo da vendere per le strade, insomma dove ogni giorno una moltitudine di piccoli, piccolissimi, ma rispettabilissimi imprenditori lotta per la sopravvivenza propria e della propria famiglia.

Tutto cominciò nel 1949, quando chiese a  Ramesh Bhatt che poi sarebbe diventato suo marito, di accompagnarla in uno slum per raccogliere dati sulle famiglie che vi abitavano. All’epoca, lui era un attivista del partito del congresso e lei una ragazza di buona famiglia, figlia di un avvocato e di una madre impegnata nella difesa dei diritti umani. Nel 1955 Ela entrò come avvocato nel TLA, il sindacato tessile fondato da Gandhi e lì prese coscienza della posizione ancor più indifesa delle donne lavoratrici, il cui lavoro era meno considerato, molto meno pagato e reso ancora più pesante dagli obblighi di cura familiare che gravavano solo sulle loro spalle.

Un giorno accadde una cosa meravigliosa: parlando con una commerciante di vestiti usati, questa, espose uno dei grandi problemi delle donne povere, cioè come ottenere dalle banche quei pochissimi soldi a tassi agevolati per permettere loro di cominciare un’attività. Le fece una domanda: “Ma perché non facciamo noi una nostra banca?”. La risposta di Ela fu scontata: “Perché non abbiamo soldi. Servono tantissimi soldi per aprire una banca”. E la risposta della povera donna fu illuminante: “Siamo povere, ma siamo così tante!”. Quello fu l’embrione del microcredito, perché davanti a un pensiero così semplice, ma così potente, Ela, anziché considerarlo la solita frase della solita poveretta ignorante, ci lavorò su e in soli sei mesi, emettendo azioni da 10 rupie l’una, raccolse il capitale per poter rendere possibile la proposta.

Le sue socie? Quindici donne, tutte analfabete, tanto che per poter formare un atto di costituzione valido, Ela dovette portarsele tutte a casa la sera prima dell’appuntamento dal notaio e farle esercitare fino a notte fonda perché imparassero a tracciare a memoria i pochi segni che formavano il proprio nome.
Nacque così, nel 1974, la prima banca al mondo di sole donne. La prima banca che considerava i poverissimi come clienti affidabili e desiderabili. Non so a voi, ma a me questa cosa mette i brividi. Da allora Ela non si è più fermata e, fedele agli insegnamenti di semplicità, non-violenza e rispetto del lavoro in cui si era formata, ha continuato ad operare per il bene delle lavoratrici del proprio Paese.

Aprì i primi corsi di formazione per levatritci dopo aver notato che la mancata restituzione di alcune somme era dovuta al fatto che le lavoratrici fossero morte di parto, fondò un’Accademia per istruire le donne adulte analfabete e per formare una classe di attiviste con preparazione nel campo della politica, dell’economia e dell’informatica.

E poi, Ela decise che il proprio movimento ormai fosse autonomo e che le collaboratrici da lei stessa formate fossero ormai in grado di lavorare da sole e così, come una madre che sa che il proprio figlio è ormai grande e che la propria opera di educazione è terminata, si fece da parte. Ci tiene a dire però di non essere una pensionata, semplicemente continua la propria battaglia in altro modo, partecipando al gruppo fondato da Nelson Mandela.