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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Gino Bartali

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Gino Bartali  nato a Ponte a Ema, 18 luglio 1914 – Firenze, morto per un attacco di cuore il 5 maggio 2000 nella casa di Firenze ed è sepolto nel cimitero di Ponte a Ema.

Stampa Ascolta Email Bartali è cittadino onorario d’Israele. Nuovo riconoscimento - conferito postumo - al coraggio di un campione umile e intelligente. Che ha saputo, con ironia e furbizia, con un cuore grande, mettere la propria fama sportiva al servizio di una causa talmente importante da renderlo un eroe vero. Bartali ha aiutato centinaia di ebrei a sopravvivere.

E’ stato nominato “Giusto tra le nazioni” già nel 2013, per aver contribuito a salvare circa 800 cittadini italiani ebrei. In anni in cui il territorio toscano era devastato dalla guerra e con la scusa degli allenamenti, Bartali nascondeva nel telaio della sua bicicletta documenti fondamentali per gli israeliti fiorentini che cercavano di sfuggire alle deportazioni. Contattato dalla Curia di Firenze, il campione si era reso disponibile a diventare una “staffetta” su richiesta diretta del cardinale di Firenze Elia Dalla Costa. Se fosse stato scoperto? Avrebbe fatto la fine di tanti altri eroi: sarebbe

Della reale dinamica delle missioni-salvifiche di Bartali si sa che, tra l’ottobre del 1943 e il giugno del 1944, in più di trentacinque casi si era esposto. Fingeva di allenarsi, percorrendo sulla sua bici la tratta Firenze-Assisi (circa 350 km fra andata e ritorno). Nella cittadina di San Francesco s’incontrava con padre Rufino Niccacci, dove i documenti falsificati, consentivano agli ebrei di lasciare l’Italia, venivano stampati in una tipografia attigua alla cattedrale.

Bartali quindi aveva il compito di trasportarli a Firenze: dentro il manubrio, nella canna o nel sellino della bici. Al ritorno, dalle parti di Reggello lo attendeva un calzolaio, ufficialmente per rifornirlo e rifocillarlo, in realtà per informarlo sui posti di blocco nazifascisti. A Terontola, invece, pare andasse in scena una vera e proprio commedia. Il titolare di un bar alimentava una vera e propria gazzarra festante per omaggiare il campione in transito. In realtà per dissipare dubbi e sospetti da parte dei funzionari-Ovra (polizia segreta fascista). Loro da tempo tenevano controllato Bartali. 

Gino confida al figlio: “Mi hanno fermato più volte e una volta anche arrestato”. Nell’autunno del 1943, in particolare, venne trattenuto dalla polizia fascista; a Firenze dettava legge il feroce comandante Mario Carità. Fu interrogato e messo sotto pressione, ma a nessuno venne in mente di ispezionare la sua bicicletta. E Bartali la scampò. Carità – a dispetto del suo nome – è oggi ricordato come persecutore (assassino e torturatore) di partigiani toscani ed ebrei.

 In altro fatto merita rilievo. Il 14 luglio 1948 alle 11.30,  Palmiro Togliatti, leader dei comunisti e segretario del Pci, esce da Montecitorio con la sua compagna Nilde Iotti. L’anticomunista Antonio Pallante arriva ed esplode quattro colpi: uno va alla schiena, uno alla testa. Togliatti miracolosamente si salva, ma l’Italia resta sull’orlo di della guerra civile: i comunisti stanno per insorgere in massa. Nelle città ci sono tanti disordini. Si muore per strada a Torino, Genova, Roma. La situazione precipita.  Due giorni dopo l’attentato Gino Bartali sfila a Parigi con la maglia gialla addosso. L’Italia umiliata dalla guerra, torna a vincere. L’opinione pubblica si distrae, gli animi si placano, l’insurrezione civile per l’attentato a Togliatti è scongiurata. De Gasperi e Andreotti in quelle ore avevano chiamato Gino in Francia: “Vinca il Tour, dobbiamo placare gli animi”. E lo ha vito…

E' morto per un attacco di cuore il 5 maggio 2000 nel primo pomeriggio nella casa di Firenze in piazza Cardinale Elia Dalla Costa ed è stato sepolto nel cimitero di Ponte a Ema.