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ONESTA' : Le cose altrui

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ALTRUI

La Bibbia mette insieme il nono e il decimo comandamento e recita così: “Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo”.  In questo comandamento appare la parola “desiderare”: è una parola profonda, potente, nuova, attuale. Voi, ragazzi e ragazze, siete ricchi di desideri, siete spinti da questa forza interiore che anticipa ciò che volete raggiungere. I vostri pensieri senza la spinta delle ambizioni sono ripetizioni mentali noiose. Da svegli e da addormentati, nei sogni liberate tante immagini, avete tante attese per il futuro. C’è qualcosa dentro di voi che vi dice che il presente non vi basta e vi affidate ai desideri per rompere la monotonia del presente. In ogni momento la forza dei desideri vi stacca da ogni difficoltà e vi indica l’arcobaleno. Nessun uomo o nessuna legge può vietarvi di desiderare, nessuna restrizione può arrestare il fiume dei desideri che scorre verso il mare della vita.

I desideri e la coscienza

Solamente la coscienza dà un limite ai desideri. C’è in questo “non desiderare”, l’intervento della coscienza che guida tutte le nostre azioni, i pensieri e le scelte. Dio scrive sulle tavole della nuova alleanza: “Non desiderare la roba degli altri”, vuole farci sapere cosa c’è, cari ragazzi e ragazze, nel nostro cuore insondabile, smisurato. Ci avverte di fare attenzione ai desideri disonesti e perversi che diventano bramosia, avidità, istinto smodato, concupiscenza, invidia. Dio ci conosce e quindi anticipa con il suo comando il rischio di possedere gli altri, i loro beni. L’invidioso non controlla la sua avidità, vuole tutto e quindi ruba, si impossessa della vita degli altri per fare soldi, uccide persino per appropriarsi di beni o della persona che appartiene a un altro. Desiderare la roba d’altri è il desiderio più triste del mondo, è la negazione dell’onestà, è il ritorno alla schiavitù delle mente e del cuore.

L’invidia o desiderio malvagio

Lo sapete, ragazzi e ragazze, che l’invidia ha sempre come compagna inseparabile l’avidità, che è uno stato ossessivo, furioso, per avere e possedere? Quindi desiderare la roba d’altri è il più pericoloso dei desideri, il più vuoto, il più triste. Ci porta ad annullare la dignità nostra e degli altri, a essere dipendenti da una possessività incontrollabile, da una cupidigia irresistibile che annulla l’onestà. La Bibbia mette questo comandamento come ultimo, e non per caso Dio lo ha posto in questa posizione. Come se volesse avvisarci di un pericolo sottovalutato: “Non desiderare la casa del tuo prossimo, né la moglie del tuo prossimo, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo”. Il tuo prossimo! Le parole del primo comandamento ci parlano di Dio: “Io sono il Signore, Dio tuo …”.  Le ultime ci ricordano: “Non desiderare la roba del tuo prossimo”. Sembra proprio che il Signore abbia racchiuso i dieci comandamenti per noi, dal primo all’ultimo, e mentre ce li consegna ci dica: “Io sono il tuo prossimo”, sii onesto.

Parole incomprensibili…

Mi rendo conto che, soprattutto per voi giovani, il decimo comandamento sia incomprensibile. Voi desiderate tante cose, fra cui alcune che appartengono ad altri. I desideri fanno parte dei vostri sogni, che sono tanti, belli e meno belli, possibili e impossibili. Capite, cari amici, come si possa perdere la virtù dell’onestà solo perché scatta in voi un desiderio di avere ciò che non avete, sia esso la donna dell’amico o i suoi beni? È peccato desiderare? Chi può dire di non aver mai desiderato le cose del suo prossimo? Come si può seguire la legge di Dio se Egli è così esigente? Non tutti i desideri, cari amici, sono peccato. Gesù non è così severo da vietarci di apprezzare il valore delle cose. Il desiderio, infatti, quando è buono e onesto, è una fonte di energia e di progresso per la vita.  Dio ci raccomanda solo di non desiderare a tal punto le cose degli altri da volercene appropriare ingiustamente. Ci raccomanda di non desiderare ciò che non è bene, vieta la cupidigia, la bramosia di possedere qualcosa che non ci appartiene. Ci suggerisce di essere contenti di ciò che abbiamo.   (Dal libro “Tracce di Moralità di don Chino Pezzoli.