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QUEL PICCOLO MONDO DI IERI : La vita contadina nel secolo scorso

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vita contadina

“I ricordi che ci riportano nel passato hanno qualcosa da suggerirci, da insegnarci. Conservano esperienze, desideri raggiunti, ideali che solo il futuro ha potuto accertare. Nel mio piccolo mondo di ieri, povero di cose e ricco d’umano, ho conosciuto persone, vissuto fatti che hanno lasciato in me il desiderio di correre verso il futuro con in mano la fiaccola accesa.” Don Chino Pezzoli

LA VITA CONTADINA

All’alba, prima che sorgesse il sole, i contadini si recavano in campagna a lavorare la terra. Cercavano di rendere fertile il terreno, ma questo richiedeva molta fatica, si dovevano togliere le pietre che impedivano la coltivazione e spianare il più possibile il suolo per assicurare l’irrigazione e ottenere un buon raccolto.

A quell’epoca i contadini non avevano nessuna sicurezza sul lavoro e nemmeno informazione, perché finanziariamente non potevano comprare i giornali. Erano quindi costretti a seguire gli ordini del padrone della fattoria. La retribuzione era stabilita dal padrone che ospitava le famiglie dei contadini in case umide e fatiscenti.

I contadini gestivano pure le stalle con gli animali: alcune mucche, un cavallo, un asino, un maiale. Il cavallo e l’asino servivano per trasportare il materiale della campagna: l’erba, il fieno, i rami di gelso e la legna per il camino o la stufa per riscaldare la casa. Alla sera il capo famiglia e la massaia entravano nella stalla, davano da mangiare e da bere alle mucche, poi le mungevano e così ricavavano il prezioso latte che veniva usato per la colazione del mattino ed anche per la cena.

Le mucche di buona qualità rendevano molto latte, che la massaia utilizzava per fare il burro con la zangola. Tutto questo però non bastava per la famiglia, c’erano anche le galline che si nutrivano con il granoturco e che si lasciavano libere nell’aia, nella campagna a beccare nel terreno. Quando le galline facevano tante uova, la massaia le vendeva al commerciante di pollame che girava nei cortili del paese.

I contadini mietevano il grano, si preoccupavano del clima molto caldo, che poteva generare forti temporali e tempeste di grandine che potevano distruggere una parte del raccolto. Le donne non erano in possesso di soldi, quando dovevano fare la spesa nei negozi alimentari non pagavano il negoziante portavano con sé un libretto dove il commerciate scriveva l‘importo dovuto.

I contadini, al levar del sole, tracciavano il solco con la vanga e spesso dopo un duro lavoro così faticoso si sentivano così stanchi che cercavano di riposare sotto un albero di gelso e si addormentavano. Quando poi si svegliavano erano rammaricati per il tempo perso.

A San Martino (11 novembre) si doveva pagare l’affitto al padrone delle case e delle terre, a volte il contadino non aveva abbastanza soldi, allora il padrone lo costringeva a pagare altrimenti a rischio di perdere casa e lavoro. Spesso i contadini con la loro famiglia si trasferivano in altre cascine, caricando sul carro le poche cosa che avevano.

Al tramontar del sole i contadini tornavano dalla campagna e si preparavano per la cena che la moglie aveva cucinato: minestra, patate e fagioli con polenta. Dopo aver cenato gli spettava il riposo e un dolce sonno, ma prima di dormire la moglie sgranava il rosario come voleva la tradizione familiare; solo al termine del rosario ci si faceva l’augurio della buona notte. Spegnevano la lampada a petrolio, dopo aver controllato se i bambini e le bambine che erano nella stanza accanto dormivano. Durante l’inverno il freddo e le poche coperte richiedevano spesso di non svestire, mentre gli adulti supplivano, in parte, con il mantello steso sul letto.

Un piccolo mondo antico povero, ma ricco di bontà e di attenzione reciproca.