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Freno alle dipendenze

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Freno alle dipendenze  

La sobrietà tiene sotto controllo le dipendenze, che sono molte e alle quali si trovano, per lo più, giustificazioni di ogni tipo. Al di là dell'abuso di sostanze stupefacenti, problema così diffuso da non fare più notizia, ci sono altre dipendenze, tipiche della società dei consumi. Eccone alcune: il cibo, che se non è assunto in modo controllato diventa un bisogno compulsivo; il cellulare, che sta con noi ovunque e favorisce la “sindrome del volto basso”; internet, che ci fa stare ore e ore nel mondo virtuale, facendoci perdere il contatto umano; il divertimento, che spesso diventa sballo; i soldi, che assorbono tutte le energie e lasciano tanto vuoto interiore.

Il cibo

Sono in aumento i giovani obesi, che non capiscono l’espressione “sobrietà del cibo”. Eppure alcuni alimenti, tra cui quelli più “piacevoli” come la pizza, le patatine fritte o il cioccolato, possono creare, a lungo andare, problemi al sistema di regolazione della sazietà, perché mandano in “tilt” specifici segnali ormonali che portano a interrompere la nutrizione quando siamo sazi. Studi recenti hanno cercato capire se è giusto parlare di un vero e proprio meccanismo di dipendenza alla base di certe abitudini alimentari molto difficili da correggere. La risposta è stata affermativa: alcuni cibi innescano nel cervello gli stessi meccanismi di “benessere” prodotti dalle sostanze stupefacenti. La cura prevede una sobrietà alimentare: si mangia per vivere e non si vive per mangiare.

Il cellulare

Il telefonino può sviluppare una vera e propria forma di dipendenza, definita anche “cellularomania” o “cellular-addiction”. Lo sviluppo del mercato della telefonia mobile ha avviato profonde trasformazioni sociali e una nuova relazione con implicanze psicologiche. Il telefonino, uno strumento alla portata di tutti, in ogni luogo e ora, assolve “funzioni relazionali e sociali veloci, ma con implicanze percettive deboli”. Il rischio è che diventi il principale modo per gestire le relazioni sociali. Ne consegue pertanto che la comunicazione telefonica diventi un sostituto della “comunicazione reale”, che lo strumento tecnico prenda il sopravvento e finisca per sostituirsi alla realtà, creando e alimentando un’equazione “comunicazione telefonica uguale a comunicazione reale. Vale anche per questo aggeggio l’appello alla sobrietà o, meglio, all’uso moderato per non compromettere nella nostra mente la funzione percettiva e immaginativa della realtà.

Internet

La dipendenza da internet è un termine ampio, che racchiude una serie di comportamenti problematici. La disponibilità di un mondo parallelo in cui muoversi ha creato un nuovo tipo di comportamento compulsivo, caratterizzato da uno smodato uso della Rete (web-surfing). Le persone affette da questo tipo di problema spendono molto tempo in internet, cercando e successivamente organizzando informazioni di vario genere, con l'obiettivo di raggiungere il massimo aggiornamento possibile. Ci sono individui che desiderano accedere immediatamente alle informazioni correnti, trovandosi poi intrappolati in un eccesso informativo. È necessario stabilire dei limiti o meglio una condotta di sobrietà anche in questa overdose di attività virtuale.

 

Il divertimento 

 

Pascal ci offre un’illuminante pagina sulla falsa felicità. Usa l’espressione “divertissement”, in senso etimologico “distrazione”, per indicare quella sorta di stordimento che l’uomo mette in atto dedicandosi ai più diversi svaghi: il gioco, il sesso, lo sballo, la baldoria. A che serve? Forse per esorcizzare la noia, la paura, il non senso. Un certo divertimento è il modo per evadere, nella perenne ricerca di emozioni nuove, senza riuscire a vivere mai con noi stessi e riflettere. La noia ci lacera e nel consumo del piacere ci sembra di esorcizzarla. Il prezzo che si paga è la perdita della lucidità e l’affermarsi della dipendenza. Il divertimento-sballo, cari amici, vi fa perdere l’equilibrio e i vostri comportamenti sono confusi, disordinati, immorali. Un divertimento sano e sobrio ci rende felici.

I soldi

Siamo nati e cresciuti in una società in cui senza i soldi non si ottiene nulla o quasi. I soldi sono il “dio” più cercato ed adorato. Per i soldi ci si uccide o si uccide, si ruba, si scippa, per non parlare degli imbrogli negli affari. Sono in molti quelli che raccontano la loro dipendenza ai soldi con un certo vanto. L’avere ha sostituito i sentimenti, a messo a tacere le tante violenze, tradimenti, raggiri di qualsiasi genere. Cristo stesso chiama il denaro il “dio mammona”. Una divinità che ha tanti adoratori. La sobrietà ci aiuta a raggiungere quel necessario distacco da questo “dio” che conta tanti adoratori ovunque.