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QUEL PICCOLO MONDO DI IERI : Il molita o arrotino

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“I ricordi che ci riportano nel passato hanno qualcosa da suggerirci, da insegnarci. Conservano esperienze, desideri raggiunti, ideali che solo il futuro ha potuto accertare. Nel mio piccolo mondo di ieri, povero di cose e ricco d’umano, ho conosciuto persone, vissuto fatti che hanno lasciato in me il desiderio di correre verso il futuro con in mano la fiaccola accesa.” Don Chino Pezzoli

 

Molita o Arrotino

Lungo le strade dei paesi gridava: “El molita”. Un uomo con i baffi, barba incolta, capelli arruffati, mani callose che conduceva una bicicletta che sulla ruota davanti era applicata una ruota in pietra (la mola), azionata dal movimento dei pedali. Questo artigiano della strada, avvicinava con maestria alla mola i coltelli, le asce, le roncole e li affilava. 

Il molita di buon mattino arrivava in paese e si collocava sempre allo stesso posto. Le prime clienti erano le casalinghe con coltelli da cucina e forbici, poi gli uomini con scuri, falci, roncole per essere affilati. L’uomo che azionava la mola prima di eseguire il lavoro pattuiva il prezzo. Un vero e proprio contratto verbale non sempre facile. Le donne riuscivano meglio degli uomini in questa trattativa. Quelle giovani e carine ancora di più.  

Allora gli utensili da taglio periodicamente si affilavano. Si faceva in modo che gli utensili durassero e fossero efficienti da cedere poi ai figli, ai nipoti. La riparazione allora apparteneva al modo di pensare, di conservare anche un modesto coltello. Era un vanto possedere una scure o una falce appartenente ai nonni, ai bisnonni.  

Il molita era un artigiano esperto che conosceva e valorizzava il metallo e consigliava il cliente come far durare a lungo l’affilatura. Si vantava della sua arte, di mettere a nuovo ogni tipo di lama come forbici di grandi o piccole dimensioni o prodotti d’acciaio come le forbici da seta dal filo particolarmente sottile come i coltelli da prosciutto.

Noi bambini osservavamo con gli occhi sbarrati la mola girante che sprigionava scintille a contatto dell’oggetto metallico affilato e, con stupore, contavamo le gocce d’acqua che bagnavano lentamente la mola, servivano per non danneggiare il metallo. La presenza di noi bambini gli era gradita forse perché con le nostro chiasso pubblicizzava la sua presenza.

I grandi lo chiamavano per nome e non gli risparmiavano battute spiritose e anche  critiche sull’utensile  affilato. La sua perentoria affermazione non si faceva attendere: “Se non taglia, riportamelo”. All’onestà dell’arrotino faceva purtroppo seguito la furbizia del cliente che contestava l’affilatura per ottenere un piccolo sconto.

Il giorno del molita per le casalinghe era il giorno propizio per uscire di casa, d’avvolgere in un asciugamano gli utensili d’affilare e speditamente raggiungere quest’uomo che non sollevava mai lo sguardo dalla sua mola, se non alla loro vista. Per queste, l’uomo della mola diventava l’apoteosi del maschio, il messaggero che portava qualche nuova notizia dei paesi vicini. La curiosità a quei tempi, si appagava anche incontrando il forestiero.

Da molti decenni questo personaggio “El molita” non c’è più, l’utensile che non taglia o si cambia o lo si manda ad affilare in qualche officina. Riservare un piccolo ricordo e merito a questo artigiano del passato è doveroso, se non altro per aver facilitato e alleggerito in passato il lavoro della casalinga, del falegname, del macellaio, del boscaiolo con le sue pazienti affilature. Con lui è uscito di scena un modesto artigiano che lavorava per pochi soldi e con tanta passione.