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QUEL PICCOLO MONDO DI IERI : Come si curavano alcune malattie

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“I ricordi che ci riportano nel passato hanno qualcosa da suggerirci, da insegnarci. Conservano esperienze, desideri raggiunti, ideali che solo il futuro ha potuto accertare. Nel mio piccolo mondo di ieri, povero di cose e ricco d’umano, ho conosciuto persone, vissuto fatti che hanno lasciato in me il desiderio di correre verso il futuro con in mano la fiaccola accesa.” Don Chino Pezzoli

Come si curavano alcune malattie 

Una volta ci si curava in casa, con l’aiuto dei parenti o dei vicini di casa che portavano i loro consigli e, sovente, solo ricorrendo a quanto la natura e la casa offrivano. Se il male persisteva o peggiorava si ricorreva a chi conosceva le proprietà delle erbe (parroco e maestro, anziani o persone con doti particolari). In presenza di alcune malattie ci si rivolgeva al medico condotto che sapeva distinguere i mali comuni: influenze, bronchiti, cuore in disordine. Oppure nei casi più gravi si ricorreva al potere di guarigione della preghiera. 

A giustificare gli esiti non desiderati delle lacune umane c’era sempre la rassegnazione e la fede che portavano ad accettare con più coraggio e forza i dolori, le invalidità gravi e, in casi estremi, anche la morte. I nostri vecchi non amavano molto i medici (perché ci volevano i soldi e le famiglie non ne avevano), ma a differenza di oggi avevano una grande confidenza con la morte ed una rassegnazione di fronte alla sofferenza, consapevoli che “sempre bene non si può stare”. I rimedi qui descritti, di cui non conosciamo la validità, non vogliono essere né una guida né un ricettario, vogliono solo ricordare come le tradizioni popolari in tutte le occasioni riuscivano ad esprimere, con o senza ragione, la loro saggezza. 

Quando si soffriva di reumatismi si prendeva dal fienile un sacchetto di quel fieno che rimane sul pavimento, e che è formato da semi, petali e frammenti di foglie secche. Lo si metteva in un grosso paiolo di ghisa e lo si scaldava quasi al punto da prendere fuoco, poi si versava su un rozzo telo o lenzuolo di canapa grezza e si faceva adagiare sopra il malato quando era ancora molto caldo per un’ora o due. L’operazione, a distanza di sei-sette ore, si ripeteva per ben tre volte. Altro metodo era quello di applicare su una giuntura dolente o in una zona reumatica una foglia di cavolo verza facendola aderire alla pelle con un bendaggio e tenerla per tutta la notte. 

Per far passare la tosse, il raffreddore, la febbre, si faceva bollire una manciata di fiori di tiglio in una scodella d’acqua. La tisana bevuta lentamente ben calda, ben zuccherata, staccava il catarro, invitava al sonno e si stava meglio.  Faceva bene per la tosse, prendere prima di addormentarsi un pò di zucchero bagnato con grappa. A scuola, quando tutti tossivano, le maestre posavano sulla stufa una scatoletta piena di resina di larice e abete oppure bruciavano rametti di Lauro e Assenzio. 

Prezioso consiglio per chi aveva la tosse era di mettere in bocca un dado di burro passato nello zucchero. Il burro, fondendo lentamente, faceva staccare il catarro, leniva il bruciore alla gola e lo zucchero toglieva al burro quel senso di grasso. Le nostre nonne dicevano: prima di andare a letto bevete una scodella di latte e miele e vedrete che vi alzerete quasi guariti. Era anche consuetudine appendere delle teste d’aglio (l’aroma dei poveri) dietro le porte per difendersi da arie malefiche e malattie. 

Per le malattie della pelle, per prima cosa purificavano il sangue bevendo decotti di radicchio o cicoria, nei quali era stata messa anche una manciata di riso. Consigliata la tisana di foglie di nocciolo. In caso di ustioni, si lavavano con acqua fredda le bruciature, poi si applicavano sulla parte dolorante, fette sottili di patata. Si copriva in seguito la scottatura con una patina leggerissima di burro fuso, oppure si sbattevano l’albume dell’uovo con olio ed acqua fino ad ottenere una schiuma candida e leggera; poi l’applicavano sulla parte scottata. 

Se invece si trattava di vermi intestinali dei bambini, si schiacciava la parte legnosa di due piante di assenzio, gambo contro gambo, in modo da far fuoriuscire una goccia di linfa che somministrata pura al bambino lo guariva dai vermi oppure ponendo a contatto del corpo collane di spicchi di aglio o ingerendolo direttamente. Per curare poi  il mal di pancia era abitudine applicare sulla pancia dei bambini un pezzo di carta da zucchero che era particolarmente assorbente, unto di burro che ha la proprietà di togliere l’infiammazione. 

Non mancavano i consigli per prevenire le malattie: non bere liquidi freddi o ghiacciati dopo una corsa o se si è sudati, non fermarsi all’ombra o alla corrente d’aria quando si è stanchi, non tenere addosso indumenti bagnati, non stare a lungo seduti o coricati su terreno e erba bagnati e non indossare biancheria non ben asciutta. Si trattava solo di consigli, utili tuttavia.